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Livinallongo del Col di Lana

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


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L'epoca romana

L'EPOCA ROMANA

Mentre i Reti avevano stabilito la loro dimora nelle vallate delle Alpi meridionali, nel centro dell’Italia si era formato uno stato che, da piccole origini nel corso dei secoli distese il suo dominio sopra quasi tutto il mondo allora conosciuto.

Dopo aver sconfitto nell’anno 218 a.C., con sanguinosi combattimenti l’ostinata resistenza dei popoli dell’alta Italia (i Galli Cisalpini) e aver assoggettato la pianura veneta, i Romani arrivarono alle falde delle Alpi.

Nel 217 giunsero nella Val Belluna e di qui risalirono un tratto del Piave e forse del Cordevole; nel 102 a.C. erano già nella Valle dell’Agide. Ma in effetti queste popolazioni seguitarono a restare del tutto indipendenti per diverso tempo e, soprattutto i Reti delle alte valli dell’Adige, compivano razzie nel territorio soggetto ai Romani e depredavano e massacravano i viandanti sulle strade del Brennero e di Resia. Inoltre, alle spalle dei Reti dell’Isarco e della Venosta, premevano minacciosamente oltre la catena alpina, dalla Svizzera al Danubio.

Fu proprio per porre fine alle continue violenze perpetrate da queste genti, che l’Imperatore Ottaviano Augusto incaricò i figliastri, Tiberio e Druso con un potente esercito, di assoggettare definitivamente i Reti.

Trovarono tuttavia un’ostinata resistenza e dovette trascorrere molto tempo prima che potessero indurli all’obbedienza ed assoggettarli all’Impero. I luoghi montuosi  ed aspri erano infatti difficili da conquistare, le vie erte e strette protette da inaccessibili castellieri erano ben difese dai montanari.

Il territorio dei Reti, con l’editto dell’Imperatore Claudio, nel 46 d.C. fu aggregato, come provincia e con il nome di Rezia e Vandelicia, all’Impero e vi fu esteso il diritto romano.

Quanto in particolare alle popolazioni che si suppone possano essersi insediate nell’alto Cordevole, nulla si sa. La scoperta di iscrizioni confinarie alla base del Civetta, fra i municipi di Julium Carnicum (Friuli) e di Belluno, ha lasciato in un primo tempo supporre l’esistenza di insediamenti stabili preromani e romani nella zona. Ma ciò lo si può escludere, anche se la zona, pur essendo selvaggia e completamente disabitata, non fu del tutto priva di un certo interesse.

È certo comunque che il Cadore con Selva apparteneva al municipio di Julium Carnicum; non si sa invece se il territorio di Rocca Pietore e Livinallongo fosse pure aggregato a questo municipio, e quindi alla “Regio X Italica”, oppure facesse parte della Rezia.

Mentre numerosi sono i reperti archeologici ed epigrafici nel Cadore, nel Bellunese e nel corso inferiore del Cordevole, questi mancano, infatti, totalmente nelle valli interne dell’Agordino: da ciò si può dedurre che in queste valli l'insediamento dell’uomo si verificò solo in epoca tardo medievale.

Nessuna testimonianza conferma la supposizione che una via romana congiungesse Belluno alla Val Punteria passando per l’Agordino, la Val Parola e la Val Badia, e che i Romani avessero istituito presidi ed eretto fortilizi nella Valle di Livinallongo.

In tutta la regione la “pax romana” durò così a lungo, che poterono goderne diverse generazioni. Quale tipo di amministrazione vigesse in queste zone non è noto: comunque i rapporti con i “montanari" non dovettero essere cattivi. Di norma infatti i Romani non mutavano le tradizioni amministrative dei popoli soggetti, imponendo sì una disciplina inflessibile, ma pur sempre con giustizia.

Le Alpi furono quindi un argine di sicurezza, attraverso le quali i Romani seguitarono a passare verso conquiste sempre più lontane. Ma le vicende subirono ben presto nuove svolte, e le Alpi servirono di transito, in senso opposto, alle genti barbariche che scendevano verso l’Italia.

L’influenza romana nelle nostre valli durò sino al crollo dell’'Impero occidentale nel 476 d.C..

Già ai tempi dell'imperatore Marco Aurelio (161-180) i Nordici si avvicinarono alle porte dell’Impero e minacciarono di occuparlo. In seguito le invasioni si fecero sempre più frequenti e sempre più devastanti. Sotto Valentiniano (364-375) gli Alemanni devastarono la Rezia. A questi seguirono i Visigoti, i quali nell’anno 395 depredarono l’Illirico ed il Veneto.

Fu quindi la volta di Attila “Il Flagello di Dio”, che con le sue  orde penetrò anche nelle valli alpine, distruggendo tutto ciò che incontrava nel suo cammino. Seguì il dominio di Odoacre, poi quello di Teodorico, dei Bizantini, dei Longobardi, dei Franchi.

Furono i Longobardi a lasciare un’impronta duratura e profonda, realizzando una grande e generale riforma, volta innanzitutto alla restaurazione dell’Autorità dello Stato.

E lo fecero distruggendo l’ordinamento municipale e sostituendolo con l'ordinamento comunale longobardo, ben più solido ed autoritario.

In ogni città che dominava un certo territorio nominarono un “Duca”, che altri non era che il capo di una tribù di guerrieri.

Tuttavia i Longobardi si mescolarono in breve tempo ai vinti ed assorbirono insieme alla religione, anche la loro superiore cultura; non solo erano degli ottimi guerrieri, ma erano anche dei buoni colonizzatori in pace e degli efficienti amministratori

Dopo due secoli di dominio longobardo, nel 774 fecero la loro comparsa i Franchi, popolo molto più rozzo del precedente. Carlo Magno coronato nell’800 a Roma imperatore romano, ristabilì l'Impero, il cui dominio si estendeva anche sulle Alpi.

Per porre freno alle scorrerie nella regione del Friuli, e per prevenirne altre, si costruirono fortificazioni e castelli a difesa dei passi alpini; scrittori italiani vogliono che a questo tempo risalga il Castello di Andraz.

Morto Berengario gli successe nel regno Rodolfo, re di Borgogna, ed a questi Berengario II, ultimo re dell’Alta Italia.

Re Ottone di Germania, venuto in guerra contro Berengario, II, lo vinse e lo spogliò del suo regno nel 962, e unendo l'Italia alla Germania fondò l’Impero Romano-Germanico. Fu Ottone a creare la marca di Verona e la contea del Friuli, assegnandole al ducato di Baviera e così anche le nostre valli divennero soggette agli imperatori tedeschi.

Che cosa sia successo, in questo turbinio di avvenimenti ai valligiani arroccati fra le montagne, è cosa difficile da dirsi, certo è che i barbari invasori non rivolsero verso di loro particolare “attenzione", in quanto maggiormente attratti dalla pianura fertile e ricca e non certo dalle valli sconosciute, nascoste e poverissime.

A conquistare queste popolazioni, che seguitavano ad essere pagane, non furono uomini armati, ma uomini estremamente pacifici che predicavano e diffondevano il Cristianesimo.

(tratto dal Libro d’Onore del Comune di Livinallongo del Col di Lana)

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